APPARATI CRITICI

Il sito, in via di redazione/definizione,  riporta i dati solo per la personale di Raf perché' al momento della pubblicazione non sono ancora disponibili tutte le informazioni relative a Patrizia Lovati.

 

Scrive Malù Lattanzi per introdurre la Mostra:

"RAF (Raffaele Dragani)

Vortice, colori, gira, gira, gira, caos, velocità rumori, forme, forza, giallo nero, bianco, rosso, parole, opere, omissioni, veloce, veloce, corri, prospettive, cadi, cambi punto di vista, punto di fuga, prima duro, poi morbido, non riesci a collocarlo, a collocarti. E’ pazzesca la frenesia. LA VITA. Un voler quasi riempire vuoti atavici: contenitori impolverati e scoperti lasciati in balia dello scorrere del tempo. Ora devi recuperare….. colore, colore, sole, luce, ma anche scuri profondi e avvolgenti come manti di velluto nella notte più nera. Flash, lampi, esplosioni, frastuoni lontani e improvvisi sussulti.

Ti senti come ubriaco, perso nelle sue tele. RAF: fiato corto, frenesie urbane, caos contrapposto ad ordine. Rotoli come legato alla caviglia da un vorticoso gorgo che ti impedisce di capire dove esattamente sei, quali emozioni provi, perché lo scopo è proprio questo: smontarti ogni certezza.

Vale lo stesso per lo stile. Perché etichettare o incasellare un artista in quella o quest’altra corrente? Le anime inquiete sono pura esplosione di emoozioni. Le stesse che arrivano a chi le osserva e si lascia rapire. Se ciò non accade. Fatevi qualche domanda o apritevi alla leggerezza e alla forza delle sue pennellate vigorose.

Poi, quando pensi di non aver più scampo, quando pensi che ormai i tuoi sensi sono stati completamente spezzati dalla potenza virile dei suoi colori, e dei suoi segni, ecco che, come mani lievi ti accolgono dopo una caduta nel vuoto, aprendo gli occhi ti ritrovi in paesaggi morbidi e romantici delle campagne brianzole, fra quelle ginestre avvolte di luce gialla e umida rugiada del mattino. Fra pannocchie e vecchi ritagli di giornale o nella penombra della cameretta accanto, fra quaderni e mappamondo a sognare universi dietro la siepe, guardando l’infinito e oltre avvolto nella bruma nel viale alberato di Imbersago a memoria di Ennio Morlotti e traghettato da versi di leopardiana memoria.

La quiete dopo la tempesta. … “ Si rallegra ogni core. Sì dolce, sì gradita. Quand'è, com'or, lavita?Quando con tanto amore. L'uomo a' suoi studi intende?O torna all'opre? o cosa nova imprende? Quando de' mali suoi men si ricorda?....”. Quando la vita è dolce e lieta? Quando un

uomo segue il suo lavoro con tanto amore forza e dedizione? quando torna alle fatiche, o quando ne inizia di nuove? Il piacere è sofferenza, è gioia illusoria ed effimera frutto spesso della paura provata. La luce è figlia del buio. Quindi per apprezzare la quiete e l’ordine devi passare per il

vortice fantastico della VITA. Solo allora ti libererai di ogni fardello per librarti in leggerezza.

Quindi del buio alcuna paura, perché il nero non inabissa le cose ma libera una moltitudine di tesori esaltandone colori ed energia.

PATRIZIA LOVATI

Senza sogni diventi come tutti” ! Così mi ripeto come un mantra infinito qui, sdraiata sul mio letto, lo sguardo perso e alzato verso quelle figure morbide, sensuali, e abbandonate che tanto mi parlano di me e di chi le ha dipinte. Difficile aggiungere altro a quanto più volte detto su Patrizia

senza rischiare di ripetersi. In questo periodo particolare della mia vita poi, ognuna delle sue donne, ogni sguardo, ogni gesto lieve, ogni malinconico abbandono, ogni languido smarrimento, ogni genuflessa attesa, ogni giardino nascosto di pensieri, ogni passo pesante silenzioso e solitario nel

parco, ogni risacca di marea lenta e cadenzata che culla la mente nelle notti afose ed inquiete. Ognialba osservata da spiraglio di gelosia aperta sui tetti di una fragorosa arteria chiassosa e strafottente, incurante del tuo malessere. Ogni sua pennellata decisa seppur fatta d’acqua e sottolineata a volte

da tratti di nero definito, MI PARE RACCONTI DI ME E DELLA MIA VITA.

La forza delle donne di Patrizia sta proprio in quegli sguardi riflessi negli specchi di esistenze diverse. Fatte di ricordi, di profili di Eva antenate, di bimbe che giocano a fare le donne, di fate e di streghe arse su roghi di passione e gioia di vivere. E’ una forza non urlata ne ostentata. Fatta di

amicizia, complicità, empatia e legami di fili d’argento preziosi e indissolubili, come “peli di donnache portano bastimenti a mare o trainano carri di buoi alla fatica”.

Ave, madri, figlie, Marie e Maddalene. Una scioglie all’altra le trecce annodate la sera prima, affinché, librando i capelli alla brezza del mattino, la malinconia e la tristezza possano scivolare via dalla trappola che le ha imprigionate come un talismano potente durante la notte.

Gli elementi tutti li ritrovi nei suoi paesaggi morbidi sferzati dal vento che spinge le onde oltre l’infinito, verso terre oniriche, accese da fuochi che scaldano e sciolgono gelidi ghiacciai di

quotidiani vissuti fatti di compresse passioni e falsi dei.

Se solo riuscissi a raccogliere l’invito dei suoi profili , incollare alle scapole ricurve le ali spezzate, nuotare in riflessi di tramonto, calmare l’animo mio calando maschere di scudo che a nulla servono se non a dare una immagine diversa da quella riflessa nello specchio dell’esistere e nell’anima

femmina e ipnotica di Patrizia. Con la sua stessa leggerezza e con la delicatezza del pennello intriso di iride pastosa diluita dall’acqua che lava via oppressioni per donare solo emozioni…..allora, solo allora, ritroverei quella favola bambina che ti fa sorridere davanti alla torta col naso schiacciato

contro la vetrina della pasticceria. Se solo provate a sentire ciò che Patrizia sente, come ognuna di quelle donne, non avreste più paura “…di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità e neanche rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo” ..(citazione di Virginia Woolf) ."

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